Nel suo blog, il sempre attivo Piero Ricca offre un paio di filmati molto interessanti costituiti dalle domande rivolte a Saverio Ferrari: storico militante antifascista che da qualche anno ha avviato un'importante opera di monitoraggio sulle attività neofasciste in Italia. Saverio si è occupato della pubblicazione di alcuni libri inerenti all'argomento e dirige la redazione di "osservatorio democratico", un'associazione che produce informazione antifascista con il proprio sito.
Si parla delle nuove attività di gruppi neofascisti d'Italia (con qualche accenno alla situazione europea), che in fondo non sono altro che la riproposizione delle lugubri logiche del ventennio portate avanti dai soliti personaggi - inspiegabilmente ancora a piede libero dopo tutte le condanne che negli anni hanno accumulato sul groppone. Dal 2004 ad oggi i casi di aggressione da parte di gruppi neofascisti stanno aumentando in modo esponenziale e a giudicare dal disinteresse con cui i vertici dello Stato si rapportano con tali episodi, secondo i miei calcoli nei prossimi periodi le cose non potranno che andare sempre peggio.
Questo ragazzone nato nel 1979 a Topeka (Kansas) sta diventando un vero e proprio mito per gli amanti della chitarra. Grazie a Drifting, questo video postato su YouTube dalla sua etichetta discografica (CANdYRAT) alla fine dell'anno scorso, McKee ha conosciuto - meritandosela appieno - una fama internazionale che fino ad un anno fa non era immaginabile.
La notorietà di McKee deriva dalla pazzesca capacità che ha sviluppato nell'arte del fingerstyle (o fingerpicking), la tecnica chitarristica basata soprattutto sugli arpeggi, alla quale aggiunge un notevolissimo talento ritmico che gli permette di eseguire con ogni mano una melodia completamente diversa da quella che sta eseguendo con l'altra. Le possibilità che derivano da questa combo micidiale gli permettono di elaborare continuamente nuove tecniche di suono per la chitarra.
Alcuni hanno già accostato il suo nome a quello di altri grandi chitarristi che nel passato seppero rivoluzionare l'approccio tecnico verso questo strumento, come Michael Hedges, Don Ross o il mitico John Fahey, arrivando infine a concorrere ad armi pari - secondo il mio parere - con gli attuali mostri sacri del fingerstyle quali Jack Rose e Sir Richard Bishop.
Su YouTube ci sono molti altri video di McKee, se gradite il suo modo di suonare consiglio una rapida ricerca.
La notte appena trascorsa ha portato via con sé una persona speciale, un piccolo passerottino da combattimento che non si è mai arreso di fronte a nulla. Danielita era la ragazza coi capelli rossi più forte del mondo, nel senso che col mondo ci faceva spesso a pugni ed ogni volta - nonostante le trasfusioni e le dialisi che l'accompagnavano da vent'anni - ne usciva a testa alta.
Danielita, che conosceva bene il valore della vita, ha saputo mettere la sua scintillante energia a disposizione del vivere comune donando a Ravenna un'amore che personalmente non avevo mai conosciuto: in questa città grigia ed assopita, perennemente in attesa di una scossa, il suo fuoco ha riacceso molti animi.
Il ricordo della nostra Danielita sarà una guida eccezionale per chiunque vorrà lottare contro le ingiustizie eterne e quotidiane. Il suo sguardo benevolo, dall'alto dei cieli in cui adesso vola, ci sta già proteggendo.
---> Questo splendido panorama è la visuale che si può ammirare dalla cima del blocco di granito più elevato della Valle della Luna: il "Teschio", così chiamato a causa della sua particolare forma. Sembra infatti un cranio che scruta il mare (anche se a me, questo blocco, ha sempre più ricordato la faccia di un gorilla). La stretta zona verde fra i due muri di roccia, culminante in quella caletta sabbiosa, è il punto propriamente chiamato Prima Valle dato che in realtà sono 7/8 - a seconda delle interpretazioni - le valli di cui si compone il complesso della Luna.
La Valle della Luna è quel posto mitico situato nella Sardegna del nord nei pressi di Santa Teresa di Gallura, più precisamente sulle sponde della piccola penisola di Capo Testa di fronte alla Corsica. Anche se rappresenta uno dei luoghi più anticamente abitati dall'essere umano in Europa - una fitta serie di reperti archeologici lo attesta - la Valle per molte persone è ancora un sogno, uno spazio indefinito fra terra, mare e cielo. Le maestose rocce di granito bianco a picco sull'acqua creano un intenso paesaggio lunare, increspato da decine di forme disegnate ed aggraziate dal vento in grado di plasmare ancora invisibili anfratti, dove giovani di ogni età trovano riparo come in piccole ed accoglienti dimore.
Ogni persona in Valle ha una storia diversa e ogni storia è la pagina di un libro che tutt* collaborano a scrivere dal 1970, anno in cui un non-meglio-precisato gruppo di hippies (provenienti da comuni sparse per l'Italia, dai vecchi Indiani Padani e da altre situazioni del genere) si insediò in Valle creando una nuova tradizione di condivisione universale. Come ricordavo più sopra questo angolo della Gallura è abitato da millenni, ma secondo la testimonianza di diversi reduci, fu proprio nell'estate del 1970 che qualcosa di importante vi ri-nacque. Da allora più di una generazione di strenui e pacifici amanti della natura e della libera espressione l'hanno popolata di colori, musiche e passioni difficilmente ritrovabili altrove: ogni estate, un insieme variopinto ed eterogeneo di viaggiatori si ritrova fra queste rocce per vivere esperienze comuni ai confini della realtà, attuando una dolce sovversione degli stili di vita che fuori da lì, nella civiltà, opprimono gli spiriti con le loro catene invisibili. In Valle non esistono catene e fra i suoi sentieri la sola legge che vige è quella del dialogo e della fratellanza. Questa natura unica dei rapporti che le persone vivono in Valle è uno degli elementi che in tutto il mondo ne alimenta la leggenda.
Commetterei una leggerezza se dicessi che quì la vita è tutta rosa e fiori. I momenti delicati, carichi di difficoltà, esistono anche in Valle: molto spesso queste difficoltà si chiamano con i nomi di alcol e stupefacenti. L'assoluta libertà che regna in tutta la zona a volte dà alla testa e chi non è abituato a gestire in modo diretto e personale la propria intimità può cadere vittima di oscure illusioni. In questi ultimi 40 anni ci sono stati periodi di alti e bassi, tra chi ha voluto intendere la Valle esclusivamente come luogo di sballo e chi l'ha eletta a prezioso spazio per lasciar correre gli impeti della propria anima. Queste due posizioni a volte entrano in contrasto, ma nessuno mai ha vietato di drogarsi in Valle (come ogni altro tipo di
divieto, in Valle non può esistere): forse dovrebbe accadere più spesso, ma in certi casi succede che alcuni esperti "viaggiatori" tentano di instillare nelle nuove generazioni un approccio più corretto
verso le droghe, basato maggiormente sulla condivisione dell'esperienza extrasensoriale e sull'apertura verso le essenze che scorrazzano simpaticamente per il cosmo. A volte si discute e altre volte può capitare di litigare, ma la certezza è sempre e solo la stessa: quando gli sbirri arrivano con le loro roboanti retate all'alba, le tensioni si acuiscono.
Da qualche tempo un gruppo di abitanti della Valle, guidati dalla tenacia di una giovane sassarese, ha avviato un progetto di apertura verso l'esterno, appoggiato da molti all'interno della "comunità" ma in certi episodi anche criticato. Si tratta della costituzione di una piccola ed informale community online, formata da un blog sul server di vagabondo.net e composta da alcune decine di abituali frequentatori delle grotte di Gallura più svariati curiosi visitatori che fra loro scambiano informazioni ed opinioni, raccontano di esperienze passate e future e si confrontano sui problemi che affliggono la Valle. Il progetto ha cominciato ad imporsi come funzionale punto di riferimento per alcuni valligiani all'incirca un anno fa, quando le cronache giornalistiche di tutta Italia - in modo visibilmente coordinato - iniziarono una campagna denigratoria nei confronti della Valle, impugnando da parte loro la presenza di una bambina risultata abbandonata durante i controlli per una di quelle sciagurate retate dei caramba di cui parlavo sopra. La vicenda risultò poi essere una montatura colossale e per approfondire le certezze, molti valligiani si interessarono appunto al blog. Così è nata un'importante risorsa virtuale a difesa della Valle e dei suoi principi, ricca di documentazioni "orali" e di immagini. Quì le coordinate per raggiungerla:
La Valle della Luna è un luogo speciale: la sconcertante e positiva energia rilasciata notte e giorno dalle sue rocce è stata in grado di costituire un mito internazionale per almeno tre generazioni di rivoluzionari sognatori. Questo, a mio parere, è il dato più eclatante: la vita, il nome e le regole di questa comunità non sono attribuibili in nessun modo a persone fisiche specifiche. Tutta questa forza proviene direttamente dal granito delle rocce e chiunque, prima o poi - in un modo o nell'altro, si ritroverà con la Valle in persona a fare i conti di quanto si merita. Perché come mi ricordava un'amica, la Valle "ha dei mezzi molto radicali per farti capire che non gli piaci".
Tutt* coloro che sono in grado di attuare un regime di igiene personale e collettiva in luoghi impervi e ritengono, per motivi più o meno razionali, di essere gradit* alla Valle possono già prepararsi: una comoda ed elegante grotta è sempre pronta in attesa di essere vissuta.
Essendo appassionato delle figure che animarono la vivace scena culturale degli ebrei europei a cavallo tra i secoli XIX e XX, ultimamente mi sono capitate tra le mani le vicende di questo erudito letterato, cruciale attivista politico, della Germania pre-hitleriana: Gustav Landauer.
Alcuni storici lo definiscono come un anarchico-religioso e a me questa definizione piace. Anche se è bene precisare che la sua naturale religione di appartenenza, l'ebraismo, G.L. non l'ha mai seriamente presa in considerazione: era infatti un ebreo assimilato, che aveva cioè eliminato qualunque rapporto formale con la struttura culturale giudaica proclamandosi prima di tutto cittadini tedesco - un po' come Marx per intenderci - mantenendo tuttavia alcuni naturali legami sanguigni con la madre ed un cugino che continueranno a sostenerlo fino alla fine dei sui giorni (ricordo che l'ebraismo, secondo la Bibbia, è a discendenza matrilineare).
Nato nel 1870 in Germania (Karlsruhe), visse la sua esistenza mantenendosi come pubblicista presso diversi quotidiani dell'epoca. Anche se con molte difficoltà, perché il suo attivismo politico di gioventù, portato avanti con alcuni gruppi anarchici soprattutto di Berlino, gli fece ben presto chiudere tutte le porte verso gli incarichi professionali che una mente come la sua avrebbe meritato. Venne incarcerato più volte nel corso degli anni '90 per istigazione alla disobbedienza nei confronti dello Stato e per agitazioni simili, anche se ogni volta manifestava il suo pensiero secondo una profonda indole pacifista (fu tra i primissimi pacifisti tedeschi). Dopo lunghe peripezie, riuscì a stabilizzare il proprio lavoro conducendo un quotidiano da lui fondato: "Der Sozialist", che un importante letterato dell'epoca come Martin Buber giudicò il miglior giornale tedesco. E' soprattutto in queste pubblicazioni che L. rivelerà il proprio pensiero che ben presto finì per contrapporlo sia alla nascente e rampante socialdemocrazia, sia a numerose posizioni anarchiche (di cui criticava in sostanza l'eccessiva burocratizzazione). Non per questo terminò le sue collaborazioni con gli anarchici, coi quali finì per lavorare in veste di redattore al servizio delle testate di compagn* che man mano venivano a trovarsi in difficoltà.
Sempre con gli anarchici farà la sua più importante esperienza politica, figurando come una specie di ministro dell'istruzione nella Repubblica dei Consigli di Baviera che socialdemocratici radicali, comunisti ed anarchici fondarono nel 1918 a Monaco. E' quì infatti che i suoi contrasti con le politiche militari e burocratiche dei marxisti sfociarono in totale disaccordo, tanto da venire progressivamente allontanato da questi nel momento in cui gli anarchici diventarono ingombranti per le sorti della Munchener Ràterepublik. Senza più protezioni, L. finirà per essere ucciso dai primi Freikorps: i raggruppamenti militari da cui poi nacquero le SS naziste, che lo prelevarono il pomeriggio del 1 maggio 1919 e lo massacrarono di botte fino alla morte avvenuta il giorno seguente presso la caserma di Stadelbeim.
Le aspirazioni "religiose" di L. non hanno niente a che vedere con intricate elaborazioni spirituali o con statiche osservazioni di sistemi positivi: il suo aspetto religioso si concentra più su quella tradizione che va dai profeti ai movimenti anabattisti e si incrocia con le aspirazioni dell'anarchismo nell'esaltazione dell'individuo inteso come centro della comunità. Rivoltandosi contro la cultura moderna che distrugge l'uomo creandogli il deserto attorno, L. vede nel socialismo la possibilità di ricostruire un mondo più umano fondato sul mutuo soccorso e la cooperazione, dove una fitta rete di rapporti liberi, fluidi e vitali, come degli empatici legami di fratellanza, possano concorrere ad una rigenerazione in grado di spezzare la sterile routine che soffoca gli individui sotto la violenza e la burocratizzazione dello Stato.
Purtroppo in Italia le opere di L. non hanno quasi mai trovato redazione. Esiste una traduzione del suo libro fondamentale, La Rivoluzione (scritto del 1907), stampato nel 1970 dall'editore Carucci ma praticamente introvabile se non in qualche biblioteca ben fornita. Di questo libro dovrebbe esistere anche un'altra edizione italiana del 2002, dell'editore pescarese Samizdat ma le vicende di quest'ultimo sono oscure e difficilmente contattabili. E' un'opera che definirei più vicina ad un trattato di filosofia della storia, piuttosto che di anarchismo o religione, ma la forza e la freschezza di questo testo delineano chiaramente le direttrici di un pensiero che ancora oggi sarebbe all'avanguardia.
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