| La Sinistra nel 2008. Una storia d'amore e di tenebre |
Inviato da novus 17:48 |
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attualità, memoria |
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Anche questo blog, vista la vivace proliferazione che si è scatenata
in rete dal dopo-elezioni, vuole fornire la propria "versione dei
fatti" in merito alla scomparsa della Sinistra dalle istituzioni.
Non
ci giro tanto intorno: secondo me il nodo gordiano della questione si
trova esattamente al centro del progetto politico di Rifondazione
Comunista, cioè quello di far entrare i movimenti all'interno del
partito. E' da almeno 7 anni, cioè da Genova 2001 in poi, che i
bertinottiani vanno ripetendo lo stesso motto: "che i movimenti entrino
nel partito!".
Come è possibile non rendersi conto che le piazze
e le istituzioni non possono essere gestite nello stesso modo? Che la
"formazione professionale" in entrambi gli ambiti ha delle
profondissime differenze? Che un agitatore di popolo nelle battaglie
parlamentari non ha alcuna possibilità di ottenere gli stessi effetti
ottenuti fra la gente comune?
Il tentativo di far combaciare questi
due aspetti è un errore madornale. Eppure la dirigenza di Rifonda non
ha mai voluto prendere in considerazione l'idea che, forse, il percorso
avviato non era così giusto come può sembrare: in molti hanno avanzato
dubbi e perplessità, ma ogni volta la risposta è stata un sorriso
beffardo misto a compassione, come di chi vuole consolare un amico che non riesce a capire "le vere
dinamiche della politica".
Io, invece, sono convinto che la
rotta da seguire sia esattamente quella opposta e cioè che il partito
si debba uniformare alle esigenze dei movimenti e limitarsi ad
appoggiare ciò che le piazze spontaneamente creano, attraverso tutta
quella serie di coperture politiche e garanzie culturali che una forza istituzionale è in
grado di offrire tramite l'attività parlamentare che gli compete.
Quindi il meccanismo deve essere quello del
dirigente che incontra il manifestante e gli chiede di cosa ha bisogno
e quali provvedimenti possano essere utili per spianargli la strada.
In fondo non è così difficile da capire. Come al solito basta dare uno sguardo alla storia per osservare meglio l'attualità.
Nel
1976 il PCI raggiunse l'apice del proprio consenso elettorale, al
termine di una lunga cavalcata che lo vide guadagnare sempre più voti a
partire dalla prima elezione repubblicana in poi. A quell'epoca, un
protagonista determinante dei movimenti era il gruppo che si faceva
chiamare "Brigate Rosse" a cui il PCI, fino a quel 1976, aveva sempre
garantito una diffusa "copertura istituzionale": forse non è un caso
che il balzo elettorale più grande del PCI (49 % dei voti alla Camera, insieme a quelli degli altri partiti della sinistra) si ebbe proprio tra il '72 ed il '76 cioè quando le BR
funzionavano a pieno regime. Tuttavia nel 1974 le BR vennero decapitate
(tramite l'arresto dei fondatori Curcio, Cagol e Franceschini)
diventando in poco tempo un corpo acefalo e sanguinario in balìa di qualunque forza
organizzata, perdendo la propria caratteristica di "lotta
armata contro il capitale" per diventare l'ennesima combriccola di
militanti per la "lotta armata contro i capitalisiti": una differenza
che sembra insignificante, ma invece conta parecchio. A questo punto il
PCI fu "costretto" a staccarsi progressivamente dai movimenti,
iniziando quella parabola discendente nel consenso elettorale che nel
2008 pare essere giunta al suo epilogo visto che più in basso dello zero non si può andare.
A me questa vicenda sembra
emblematica e in grado di offrire dei notevoli spunti di riflessione sui rapporti fra partito e movimenti.
Per avere sotto mano i risultati elettorali dell'Italia dal dopoguerra ad oggi e trarne le dovute conseguenze, si può visitare questa pagina di wikipedia.
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| Il mistero degli ebrei |
Inviato da novus 21:15 |
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memoria, personaggi |
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Il fondamentale contributo che alcuni intellettuali di origine ebrea
hanno saputo infondere nella cultura europea tra la fine dell'800 e
l'inizio del '900 rimane per me un mistero. Personaggi del calibro di Karl Marx, Leon Trotsky, Ferdinand Lassalle, Henri Bergson, Sigmund Freud, Albert Einstein, Heinrich Hertz, Arnold Schonberg o Franz Kafka
possono definirsi a tutti gli effetti come "padri fondatori" dell'attuale società occidentale e tuttavia discendono da un ramo della
popolazione europea che al tempo rappresentava circa il 2 % della
totalità, oltre ad essere una componente particolarmente avversata dalla
maggioranza
cristiana. C'è da dire che quasi tutte queste persone,
nonostante fossero nate e spesso cresciute in ambienti ebraici, hanno
più o meno ripudiato la vita giudaica per assimilarsi alla vita
sostanzialmente laica degli ambienti cristiani europei dell'epoca.
Dopo le note vicende che hanno segnato la recente storia degli ebrei, questi si sono notevolmente ridimensionati: sia
dal punto di vista demografico (la II guerra mondiale ha visto
scomparire circa un terzo degli ebrei che abitavano il pianeta), sia -
conseguentemente - dal punto di vista intellettuale. Oggi, se penso a
importanti figure di famiglia ebraica dal dopoguerra, mi vengono in mente i
filosofi Herbert Marcuse ed André Gorz, i sociologi Erich Fromm e Zygmunt Bauman, il linguista Noam Chomsky, l'antropologo Claude Levi-Strauss, il pubblicitario Bill Bernbach, il pittore Marc Chagall, i registi Alejandro Jodorowsky e Werner Herzog, i menestrelli Bob Dylan e Lou Reed e le etichette discografiche Constellation dei Godspeed You Black Emperor e Tzadik
di John Zorn. Figure che per certi versi non rappresentano
quella rivoluzione culturale che hanno aperto gli intellettuali
nominati precedentemente, ma forse potrebbe essere ancora presto per dirlo...
Alcuni
hanno detto che la struttura mentale del monismo religioso, elemento caratterizzante dell'ebraicità, è facilmente adattabile a quella del monismo di tipo scientifico che sta
alla base del pensiero globale contemporaneo. E' un'ipotesi da non
sottovalutare.
In
tutto ciò si nota la profonda spinta al cambiamento ed alla rivoluzione
che questa piccola comunità è stata in grado di dare all'Europa. Ci
sono poi anche degli aspetti politici interessanti: diversi studiosi
ritengono che i princìpi del socialismo siano una sorta di
riproposizione dei princìpi mosaici ed effettivamente ci sono molti
punti d'incontro fra i due sistemi; altri dicono che in particolare il
pensiero socialista rivoluzionario (che più tardi verrà stabilmente
chiamato anarchismo) è stato influenzato da alcuni di questi "ebrei assimilati"
di fine secolo XIX: Rosa Luxemburg, Emma Goldman e Gustav Landauer lo rappresentano. Di fatto, tra le pagine del suo personale Diario, nel 1898 Theodor Herzl
riportava di come fosse riuscito a suscitare una buona impressione sul
ministro degli esteri del Kaiser Guglielmo II (tale ministro von Bülow)
durante un colloquio ufficiale, quando lo rassicurò del fatto che, tra
i positivi effetti apportati dal nascente sionismo, ci sarebbe stata una generale
ripulita di tutti gli "ebrei sovversivi" che militavano nei "partiti di opposizione, e addiritura antimonarchici":
una grave mancanza di rispetto che gli ebrei stavano
mostrando all'Imperatore di Germania, il quale molto benevolente li
stava accogliendo fra i suoi sudditi.
E' un
peccato che gli sviluppi dello Stato di Israele alimentino oggi, per gli ebrei, quella fama di terribili tagliagole: forse non è un
caso che tutti i personaggi che nomino in questo testo sono ebrei che
hanno vissuto in comunità estremamente laiche all'esterno di Israele.
Penso che questa sia anche una delle
cause principali che oscura una percezione dei motivi che condussero i
governi di mezzo mondo ad appoggiare Hitler e la sua folle impresa volta
ad
estinguere la "razza" ebraica dalla faccia della terra: quasi una corsa ad eliminare il
libero pensiero.
(sopra, una tavola delle Sefirot: il sistema grafico della mistica ebraica che rappresenta l'emanazione della divinità)
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| V.A.L.I.S. |
Inviato da novus 11:50 |
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memoria, psichedelia |
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Vast Active Living Intelligence System E' una perturbazione del campo della realtà, in cui si forma un vortice negentropico spontaneo automonitorizzante, che tende progressivamente a incorporare e assimilare l'ambiente circostante in strutture informative. Caratterizzato da quasi-coscienza, finalismo, intelligenza, capacità di crescita e coerenza armillare. GRANDE DIZIONARIO SOVIETICO, IV ed., 1992 
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| L'epica contemporanea |
Inviato da novus 00:55 |
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memoria, comunità |
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Tra le forze sotterranee e resistenti di questa epoca così storta, mi sembra che ci sia una parte della cultura diffusa all'interno delle aree industrializzate - cioè quanto viene trasmesso dal media - che ricorda molto da vicino una tradizione di tipo "epico". Come una forza che ritorna a risplendere dopo l'illusoria epoca dei lumi, questa forza che sembra di tradizione medievale è visibili in due aspetti, tra i più cruciali, della letteratura contemporanea: la fantascienza (soprattutto nella sua accezione fantasy) ed il manga. L'uno nato nell'industria occidentale e l'altro in quella orientale, questi generi riportano alcuni elementi in comune e non solamente per quanto riguarda i loro lettori che a volte combaciano. Un'ispirazione molto frequente fra i rispettivi autori è infatti la scelta di rappresentare storie legate alla mitologia cavalleresca (risalente a fonti precedenti la "consacrazione papale" tardo-medievale) o a personaggi della letteratura classica orientale come i samurai o i monaci combattenti: il Signore degli Anelli e Sun Wukong sono delle pietre miliari che segnano tutto il genere e si rifanno a tali ambienti epici, molto vicini anche dal punto di vista cronologico. Altre curiosità che legano queste tradizioni possono essere le date di nascita di due fra gli autori fondamentali (che riportano le stesse cifre anche se in ordine diverso): Tolkien (1892) e Osamu Tezuka (1928) o l'evoluzione di importanza ottenuta nel settore - partite da una considerazione di "letteratura per ragazzi" per trasformarsi col tempo in un'importante elemento culturale anche per le persone ritenute più adulte. Di forte impatto per entrambe è anche la rappresentazione di scenari futuristici come le svariate serie dei supereroi nostrani o le mitiche storie di cyborg e robot al servizio dell'umanità.
Il momento in cui hanno cominciato ad affermarsi e ad espandersi queste tradizioni è tra la fine del 1800 e l'inizio del secolo successivo. Molto spesso la base di partenza per ogni saga è una velata critica al sistema di produzione industriale: secondo esse, un sistema del genere può trasformarsi in una pericolosa minaccia di orrore e distruzione per l'umanità e solo un eroe dotato di fortissimi poteri può combatterla e vincere, in nome di un amore che è diretta emanazione di una forza quasi sovrumana.
Storicamente, l'epica è in grado di muovere i popoli. Se un giorno l'epica otterrà nuova luce, allora torneremo a vedere un popolo che si muove come non capitava dai tempi del medioevo: un insieme di piccole comunità autonome che crescono liberamente a nuova vita. Nell'antica Grecia o in alcune zone dell'Europa post-romana, i popoli scacciarono la tirannia e le storie che allora si raccontavano attorno al fuoco forse non sono così diverse da quelle che oggi ci scambiamo nei nostri parchetti ai margini delle metropoli.
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| La legge degli spinelli nei parchetti |
Inviato da novus 01:03 |
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memoria, luoghi, comunità, psichedelia |
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Ci sono certe zone in città che alimentano e continuamente rigenerano una tradizione particolare della storia, la tradizione degli spinelli. A distanze siderali dalla fittizia storia dei manuali accademici che tiene tutto in arresto sopra un evento unico (e stupido: la vittoria in guerra), questo scorcio di storia rappresenta piuttosto quelle tradizioni portate avanti da esseri umani in carne ed ossa - e con dei buoni polmoni.
Queste zone si possono ritrovare in alcuni parchetti oppure negli angoli strani di una piazzetta, fra le panchine di un giardinetto o lungo le sponde di un piccolo canale. In città ne esistono a decine di questi luoghi in cui i ragazzi si trovano per chiaccherare e fumare insieme hascisc o marijuana, in tutta allegria. Periodicamente però, all'incirca il mio trascorso mi porta a considerare ogni decina di anni, le forze armate giungono incazzate nere e nel giro di un mesetto con retate e infamate varie smantellano le giovani combriccole. I motivi di tanta collera sono i più svariati, ma nulla è sufficiente ad impedire che in pochi anni la tradizione degli spinelli torni implacabile a manifestarsi in quegli stessi luoghi, rivelando in modo incontrovertibile le falle di un sistema legale che dimostra di non appartenere alla città. Provo un certo senso di sicurezza quando vedo queste ciurme di giovani che se ne stanno in dieci, venti tutti insieme a discutere e scambiarsi le storie più assurde, facendo attenzione a non fare troppo rumore che altrimenti qualcuno potrebbe fare la spia. Ma la spia non serve, perché la ciurma quasi ignora che dieci anni prima in quel posto gli sbirri erano già venuti a urlare forte la loro ignoranza, il punto se lo erano segnato e sicuramente hanno intenzione di tornarci. Beh un po' forse la ciurma se lo immagina, ma alla fine... chi se ne sbatte? Probabilmente è questa inespugnabile coscienza di "essere nel giusto" che stimola la sicurezza in un casuale passante, rigenerando una tradizione così forte e irregolare che quasi sembra appartenere alla storia della gente. Sangue Misto - cani sciolti
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