MaRCIFICAZIONI

merci avariate per la decomposizione della vita moderna

27 Ott, 2007
Anche le api ci stanno abbandonando
Inviato da novus 21:05 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | comunità

Esiste una constatazione, attribuita popolarmente ad Albert Einstein, secondo la quale in un mondo senza api l'uomo si estinguerebbe nel giro di quattro anni. 4!!!

apeA partire dalla fine dell'anno scorso, negli Stati Uniti si è progressivamente intensificato quel fenomeno che oggi gli studiosi chiamano Colony Collapse Disaster (CCD) e che ormai è diventato realtà in quasi tutto il globo. In pratica si tratta di una morìa generalizzata delle api che spariscono in numero sempre più drammatico dalle arnie degli apicoltori. Si stima che circa metà delle api che vivevano nelle zone più interessate dal CCD siano morte: una statistica diffusa sui territori a "macchia di leopardo", nel senso che alcune aree hanno visto una sparizione di circa 70-80 % sul totale delle api, mentre altre non sono state toccate dal fenomeno.

In italia, dove oggi anche il ministro De Castro ha reso pubblica l'allarmante situazione, Giorgio Celli ha individuato la causa di tale disgrazia: si tratta, dice, di un problema relativo all'utilizzo di alcuni pesticidi neonicotinoidi a base di imidacloprid, come il Gaucho della Bayer (uno dei prodotti agricoli farmaceutici più venduti a livello mondiale).

Siamo di fronte all'ennesima sconfitta per l'essere umano? Pare proprio di sì. Per quanto mi riguarda, in un mondo senza miele e propoli sarei ridotto ad uno straccio, essendo questi i prodotti che uso maggiormente (e quasi esclusivamente) per difendermi dagli acciacchi invernali.

Per altre info ed aggiornamenti consiglio di consultare il sito della rivista Apitalia.

15 Ott, 2007
Terrasenzazione
Inviato da novus 23:41 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | comunità

Il fiume stanco si riposa,

troppi stenti l'hanno seccato.

Il bosco pallido si ritira,

non scorre più la verde linfa.

Il cigno curvo se ne va,

l'aria sporca lo ammala.

Soltanto il deserto vive

come una voce senza orecchie.

 

Ho riavuto accesso alla rete giusto per rendermi conto che il blog action day stava per scadere. Mancavano pochi minuti e ho pensato di recuperare scrivendo questa poesia per l'ambiente, quando l'ultima (e quasi unica) poesia scritta da me medesimo risale a circa 10 anni fa. Non so esattamente perché l'ho fatto, ma mi piaceva l'idea: confrontarmi con l'ambiente in modo "puro". Spero che non si arrabbi troppo.

21 Set, 2007
L'autogestione industriale riparte dalla bicicletta
Inviato da novus 14:18 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | attualità, comunità

Nello stato tedesco della Turingia, a Nordhausen, il 10 luglio scorso 135 operai e operaie impiegati presso la fabbrica di biciclette "Bike Systems GmbH" hanno deciso di occupare gli stabilimenti per impedire lo smantellamento e la svendita degli impianti, di proprietà della texana Lone Star.

Attualmente il personale della fabbrica lavora in tre turni e riceve il sussidio di disoccupazione, ma l'obiettivo è quello di poter continuare a lavorarvi per dimostrare le capacità dei lavoratori e della lavoratrici nello sviluppare con successo una produzione ed una distribuzione autonoma. Per questo è stato attivato il sito strike-bike.de, anche in lingua inglese.

L'obiettivo concreto è quello di raggiungere entro il 2 ottobre un ordine complessivo non inferiore alle 1800 richieste di biciclette. Dopo i numerosi attestati di solidarietà e dopo l'appoggio che il sindacato anarcosindacalista FAU (Freie Arbeiterinnen und Arbeiter Union) sta dimostrando, questi operai hanno cominciato a sentirsi più fiduciosi nei propri mezzi e così hanno deciso di riprendere la produzione per arrivare ai fatidici 1800 ordini.

L'altro importante traguardo che i lavoratori e le lavoratrici della Bike Systems GmbH vogliono raggiungere è quello di aiutare la diffusione di idee legate all'autogestione ed alla solidarietà, dando un forte sostegno morale alle compagne ed ai compagni che si trovano in una situazione simile o vogliono attuare progetti di autoproduzione industriale e che lottano, come loro, per evitare la "ristrutturazione zero".

In questo articolo di A-Infos ci sono tutti i recapiti per mettersi in contatti con gli e le occupanti della Bike Systems GmbH.

19 Set, 2007
L'epica contemporanea
Inviato da novus 00:55 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | memoria, comunità

Tra le forze sotterranee e resistenti di questa epoca così storta, mi sembra che ci sia una parte della cultura diffusa all'interno delle aree industrializzate - cioè quanto viene trasmesso dal media - che ricorda molto da vicino una tradizione di tipo "epico". Come una forza che ritorna a risplendere dopo l'illusoria epoca dei lumi, questa forza che sembra di tradizione medievale è visibili in due aspetti, tra i più cruciali, della letteratura contemporanea: la fantascienza (soprattutto nella sua accezione fantasy) ed il manga. L'uno nato nell'industria occidentale e l'altro in quella orientale, questi generi riportano alcuni elementi in comune e non solamente per quanto riguarda i loro lettori che a volte combaciano.

Un'ispirazione molto frequente fra i rispettivi autori è infatti la scelta di rappresentare storie legate alla mitologia cavalleresca (risalente a fonti precedenti la "consacrazione papale" tardo-medievale) o a personaggi della letteratura classica orientale come i samurai o i monaci combattenti: il Signore degli Anelli e Sun Wukong sono delle pietre miliari che segnano tutto il genere e si rifanno a tali ambienti epici, molto vicini anche dal punto di vista cronologico. Altre curiosità che legano queste tradizioni possono essere le date di nascita di due fra gli autori fondamentali (che riportano le stesse cifre anche se in ordine diverso): Tolkien (1892) e Osamu Tezuka (1928) o l'evoluzione di importanza ottenuta nel settore - partite da una considerazione di "letteratura per ragazzi" per trasformarsi col tempo in un'importante elemento culturale anche per le persone ritenute più adulte. Di forte impatto per entrambe è anche la rappresentazione di scenari futuristici come le svariate serie dei supereroi nostrani o le mitiche storie di cyborg e robot al servizio dell'umanità.

Il momento in cui hanno cominciato ad affermarsi e ad espandersi queste tradizioni è tra la fine del 1800 e l'inizio del secolo successivo. Molto spesso la base di partenza per ogni saga è una velata critica al sistema di produzione industriale: secondo esse, un sistema del genere può trasformarsi in una pericolosa minaccia di orrore e distruzione per l'umanità e solo un eroe dotato di fortissimi poteri può combatterla e vincere, in nome di un amore che è diretta emanazione di una forza quasi sovrumana.

 

Storicamente, l'epica è in grado di muovere i popoli.

Se un giorno l'epica otterrà nuova luce, allora torneremo a vedere un popolo che si muove come non capitava dai tempi del medioevo: un insieme di piccole comunità autonome che crescono liberamente a nuova vita. Nell'antica Grecia o in alcune zone dell'Europa post-romana, i popoli scacciarono la tirannia e le storie che allora si raccontavano attorno al fuoco forse non sono così diverse da quelle che oggi ci scambiamo nei nostri parchetti ai margini delle metropoli.

10 Set, 2007
La legge degli spinelli nei parchetti
Inviato da novus 01:03 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | memoria, luoghi, comunità, psichedelia

Ci sono certe zone in città che alimentano e continuamente rigenerano una tradizione particolare della storia, la tradizione degli spinelli. A distanze siderali dalla fittizia storia dei manuali accademici che tiene tutto in arresto sopra un evento unico (e stupido: la vittoria in guerra), questo scorcio di storia rappresenta piuttosto quelle tradizioni portate avanti da esseri umani in carne ed ossa - e con dei buoni polmoni.

Queste zone si possono ritrovare in alcuni parchetti oppure negli angoli strani di una piazzetta, fra le panchine di un giardinetto o lungo le sponde di un piccolo canale. In città ne esistono a decine di questi luoghi in cui i ragazzi si trovano per chiaccherare e fumare insieme hascisc o marijuana, in tutta allegria. Periodicamente però, all'incirca il mio trascorso mi porta a considerare ogni decina di anni, le forze armate giungono incazzate nere e nel giro di un mesetto con retate e infamate varie smantellano le giovani combriccole. I motivi di tanta collera sono i più svariati, ma nulla è sufficiente ad impedire che in pochi anni la tradizione degli spinelli torni implacabile a manifestarsi in quegli stessi luoghi, rivelando in modo incontrovertibile le falle di un sistema legale che dimostra di non appartenere alla città.

Provo un certo senso di sicurezza quando vedo queste ciurme di giovani che se ne stanno in dieci, venti tutti insieme a discutere e scambiarsi le storie più assurde, facendo attenzione a non fare troppo rumore che altrimenti qualcuno potrebbe fare la spia. Ma la spia non serve, perché la ciurma quasi ignora che dieci anni prima in quel posto gli sbirri erano già venuti a urlare forte la loro ignoranza, il punto se lo erano segnato e sicuramente hanno intenzione di tornarci. Beh un po' forse la ciurma se lo immagina, ma alla fine... chi se ne sbatte? Probabilmente è questa inespugnabile coscienza di "essere nel giusto" che stimola la sicurezza in un casuale passante, rigenerando una tradizione così forte e irregolare che quasi sembra appartenere alla storia della gente.

 

Sangue Misto - cani sciolti



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