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merci avariate per la decomposizione della vita moderna

16 Apr, 2008
La Sinistra nel 2008. Una storia d'amore e di tenebre
Inviato da novus 17:48 | Permalink Permalink | Comments Commenti (2) | Trackback Trackback (0) | attualità, memoria

Anche questo blog, vista la vivace proliferazione che si è scatenata in rete dal dopo-elezioni, vuole fornire la propria "versione dei fatti" in merito alla scomparsa della Sinistra dalle istituzioni.

Non ci giro tanto intorno: secondo me il nodo gordiano della questione si trova esattamente al centro del progetto politico di Rifondazione Comunista, cioè quello di far entrare i movimenti all'interno del partito. E' da almeno 7 anni, cioè da Genova 2001 in poi, che i bertinottiani vanno ripetendo lo stesso motto: "che i movimenti entrino nel partito!".

Come è possibile non rendersi conto che le piazze e le istituzioni non possono essere gestite nello stesso modo? Che la "formazione professionale" in entrambi gli ambiti ha delle profondissime differenze? Che un agitatore di popolo nelle battaglie parlamentari non ha alcuna possibilità di ottenere gli stessi effetti ottenuti fra la gente comune?
Il tentativo di far combaciare questi due aspetti è un errore madornale. Eppure la dirigenza di Rifonda non ha mai voluto prendere in considerazione l'idea che, forse, il percorso avviato non era così giusto come può sembrare: in molti hanno avanzato dubbi e perplessità, ma ogni volta la risposta è stata un sorriso beffardo misto a compassione, come di chi vuole consolare un amico che non riesce a capire "le vere dinamiche della politica".

Io, invece, sono convinto che la rotta da seguire sia esattamente quella opposta e cioè che il partito si debba uniformare alle esigenze dei movimenti e limitarsi ad appoggiare ciò che le piazze spontaneamente creano, attraverso tutta quella serie di coperture politiche e garanzie culturali che una forza istituzionale è in grado di offrire tramite l'attività parlamentare che gli compete.
Quindi il meccanismo deve essere quello del dirigente che incontra il manifestante e gli chiede di cosa ha bisogno e quali provvedimenti possano essere utili per spianargli la strada.

In fondo non è così difficile da capire. Come al solito basta dare uno sguardo alla storia per osservare meglio l'attualità.
Nel 1976 il PCI raggiunse l'apice del proprio consenso elettorale, al termine di una lunga cavalcata che lo vide guadagnare sempre più voti a partire dalla prima elezione repubblicana in poi. A quell'epoca, un protagonista determinante dei movimenti era il gruppo che si faceva chiamare "Brigate Rosse" a cui il PCI, fino a quel 1976, aveva sempre garantito una diffusa "copertura istituzionale": forse non è un caso che il balzo elettorale più grande del PCI (49 % dei voti alla Camera, insieme a quelli degli altri partiti della sinistra) si ebbe proprio tra il '72 ed il '76 cioè quando le BR funzionavano a pieno regime. Tuttavia nel 1974 le BR vennero decapitate (tramite l'arresto dei fondatori Curcio, Cagol e Franceschini) diventando in poco tempo un corpo acefalo e sanguinario in balìa di qualunque forza organizzata, perdendo la propria caratteristica di "lotta armata contro il capitale" per diventare l'ennesima combriccola di militanti per la "lotta armata contro i capitalisiti": una differenza che sembra insignificante, ma invece conta parecchio. A questo punto il PCI fu "costretto" a staccarsi progressivamente dai movimenti, iniziando quella parabola discendente nel consenso elettorale che nel 2008 pare essere giunta al suo epilogo visto che più in basso dello zero non si può andare.

A me questa vicenda sembra emblematica e in grado di offrire dei notevoli spunti di riflessione sui rapporti fra partito e movimenti.

Per avere sotto mano i risultati elettorali dell'Italia dal dopoguerra ad oggi e trarne le dovute conseguenze, si può visitare questa pagina di wikipedia.



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